...A L T R I   R A C C O N T I


Sergente Giovanni Belli (49° compagnia - campo estivo anno 1964)

Giorno più giorno meno all’alba del 1°Luglio 1964 la 49° Compagnia del Battaglione TIRANO, comandata dal Sig.Capitano Martello è sulla via del campo mobile estivo. Si lasciano i 1000 mt. di quota di Malles e carta topografica al 25.000 alla mano, si percorre tutta la Val Mazia, si sale la Forcella del Santo e, fra i sacramenti del “Santi” ,simpatico alpino di Montepiano di Prato, che impreca per il peso dello zaino, si arriva sotto la Palla Bianca dove a circa 3.000 mt. ed in presenza di un gelido nevischio si piantano le tende e si trascorre la notte. La tappa è stata dura, ma al mattino del 2 si riparte e si fa sosta al Maso Corto. Burro fresco del maso dentro a focacce calde, uscite dal forno, sono la nostra colazione squisita e mai dimenticata. Si prosegue fino a Villetta di Senales dove si stabilisce il campo base. La mattina del 3 si attacca laVal Tisa e si sale fino al rifugio Similaun. Nel 1964 non vi erano ancora impianti di risalita ed il sentiero era ripido e solitario. Arrivati ai lembi del ghiacciaio, con il telo tenda individuale, ci creiamo dei ripari più o meno validi per passare la notte dentro il sacco a pelo. Quella sera mi sembra di avere usufruito della razione K e quindi bevute e canti dentro al rifugio. La notte vento e neve e dentro le nostre buche è dura arrivare al mattino.Quando trovarono la mummia del Similaun io pensai che probabilmente poteva essere un nostro alpino del Tirano!! Esercitazione presso il confine ed a sera rientro al campo base. Il 5 Luglio si smonta il campo base ed attraversando la piccolissima (allora) Madonna di Senales si entra nella Valle di Fosse e quindi arrivati a Masogelato sui 2.000 mt. si ripristina il campo. Il Capitano Martello mi comunica che il giorno successivo, il 6, debbo andare con una squadra di alpini al rifugio Petrarca quindi andare di pattuglia per controllare la zona sotto l’Altissima. Come a Similaun si pernotta con il telo individuale e sacco, ma fortunatamente niente tormenta e niente sorprese, si dirige quindi al rifugio Petrarca dove ci colleghiamo nuovamente con la Compagnia e si rientra alla base di Masogelato. La mattina dell’8 zaino in spalla e rimanendo sotto il crinale dei 3.ooo mt. si arriva al rifugio di Plan dove si piantano le tende, cena e velocemente dentro il sacco; cenni di stanchezza tra i ragazzi . ALLARME!! ALLARME!! ALLARME!! Sono le 01,00 , credo del 9 Luglio, smontare subito le tende e partenza immediata. Ci guardiamo in faccia assonnati e non riposati senza comprendere questa strana esercitazione che si presenta imprevista e male organizzata, ma l’alpino tace e tira e questa volta per fortuna si tira in discesa. Si parte che è ancora buio , si supera il paese di Plan e si prosegue per la Valle di Lazins. Si fa giorno, niente soste, si cammina in silenzio verso Sud, strano perché sapevo che i programmi erano di andare verso Nord, ma dopo 14 mesi di naja ho imparato che qui niente è impossibile e che tutto può essere il contrario di tutto. Si cammina da ore senza sapere niente e soprattutto senza mangiare niente, fa caldo ed anche le borracce sono vuote finalmente sosta al Piano d’Andalo in vista del Lago Lungo. Si mangiano razioni K, doppia dose di anice, acqua fresca del torrente e piedi fumanti a bagno; quando si incomincia un po’a godere della sosta, zaino in spalla e partenza in direzione Merano . Dall’alto si vedono nella strada della valle movimenti di camion militari, blindati e molti reparti che vanno verso la città. Ci viene detto che è una grossa esercitazione e così si arriva alla strada asfaltata percorsa da molti mezzi militari; oramai è sera e stanchi morti si arriva in una vecchia caserma di Parcines dove finalmente si smonta lo zaino e si trovano delle brande malandate, ma sempre brande. Io sono curioso ed al Capitano Martello chiedo notizie, ma la risposta è sempre la solita:esercitazione su grande scala. Non mi convince, ma la branda mi risolve finalmente tutti i dubbi e soprattutto la stanchezza. Per due o tre giorni rimaniamo chiusi dentro a questa squallida e torrida caserma , apparentemente dismessa, passando il tempo tra “scala quaranta”, dormite, letture e soprattutto con il vietatissimo lancio della baionetta del Winchester. Il quarto giorno, 13/7, di buon mattino veniamo imbarcati su dei camion arrivati in nottata; il Capitano ci comunica che l’esercitazione è finita e si riprende il campo mobile. La cosa mi sembrava strana ed infatti diversi anni dopo, seguendo un po’ le vicende della politica nazionale compresi che avevamo preso parte al poi discusso “Piano Solo” organizzato dal Generale De Lorenzo in difesa delle nostre Istituzioni. Quella faticosa marcia non è stata vana! Con gli autocarri toccando S.Martino, S.Leonardo, Moso, si percorre tutta la Val Passiria fino a Corvara dove si ritorna “motorizzati a piè” arrivando a Malga Belprato dove ci accampiamo. Il 14 / 7 sveglia all’alba e percorrendo un ripido sentiero (ancora nel versante italiano non esisteva la strada rotabile ) arriviamo al Passo del Rombo dove troviamo qualche turista austriaco, nebbia e neve. Attività di perlustrazione, riposo dentro una baracca semidistrutta e rientro al campo. Il 15/ 7missione di perlustrazione verso Lago Nero del Tumolo con notte al bivacco. Nei pascoli del Tumulo vi sono numerose mucche e quei meravigliosi Alpini bergamaschi comprendono al volo la situazione :latte munto al momento e ranocchiette fresche di ruscello vengono mescolate dentro una pentola e posizionate sul fuoco .Ottima zuppa. Notte sotto le stelle, ma non fredda. Nel pomeriggio del 16 si rientra alla base, riposo. Il mattino successivo, che è il 17, dopo la presentazione della forza, il Capitano Martello sbotta imbufalito: “E’ venuto il padrone delle mucche, non solo vi siete presi il latte ,ma anche un campano ; Sergente lo faccia saltare fuori !!” Dopo un po’ di indagini il campano riapparve e tutto finì con un grande e meritato caziatone. Il 18 nuovamente in marcia, si scende e si risale fino a S.Martino di Monteneve dove vi era una miniera attiva forse di piombo. I minatori erano taciturni, solidi come rocce ed i loro volti e le mani erano neri ed untuosi come il materiale che lavoravano, ma ci accolsero con amicizia e grandi bevute allo spaccio.Trascorsa la notte si riprende il cammino su quei sassi untuosi e pesanti, si entra in una galleria di circa 500 mt. e si incomincia a scendere lungo il Rio di Lazzago per arrivare a Prati d’Elles dove si pernotta in tenda. Il 19 si riparte, c’è chi incomincia a dare segni di stanchezza, ma l’approssimarsi della meta crea una consolazione psicologica per scendere la Val Ridanno e quindi risalire i 2.700 mt. del Monte del Prete, sono gli ultimi in salita, ma duri, ora si scende in Val di Flerès. Gli alpini sanno che è finita e quasi arriviamo di corsa, sotto il peso degli zaini, a Colle Inarco dove in pochi minuti vengono alzate le tende e quindi in giro per il paese a vedere ragazze e negozi. Si rientra al campo per l’ultima notte sotto la tenda. Oggi è il 20 Luglio, sveglia tranquilla e rapido smontaggio del campo, arrivare a Vipiteno è una piacevole passeggiata; lì troviamo alloggio in una caserma del luogo dove possiamo usufruire di brande, docce e mensa. Il campo è finito, rientriamo a Malles ed io a Bolzano presso la Compagnia Paracadutisti ;ormai è finita, mancano venti all’alba, “poso il corredo e a casa si và”, ma i giorni, alcuni anche duri, trascorsi con la 49^ saranno indimenticabili ed hanno lasciato una traccia nella mia vita.Uno dei tanti banchi di prova. Grazie Alpini del TIRANO. Mai Strack !! (Nel racconto ci possono essere anche alcune inesattezze di date e luoghi, ma nel complesso gli eventi ed i percorsi provengono da miei appunti dell’epoca - Giovanni Belli -).


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